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domenica 22 Febbraio 2026

Erosione del suolo: l’Italia perde terreno, allarme ISPRA

L’erosione silenziosa del territorio italiano, un’emorragia di suolo che prosegue inesorabile, solleva un campanello d’allarme cruciale per le generazioni future.
Le recenti analisi congiunte di ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) e SNPA (Strategia Nazionale per lo Sviluppo Sostenibile), amplificate dall’allarme di Slow Food Italia, dipingono un quadro allarmante: nel 2024 si sono persi 83,7 chilometri quadrati di superficie, una crescita del 15,6% rispetto all’anno precedente e il peggior dato netto (tenendo conto delle rare aree ripristinate) degli ultimi dodici anni.

Questo non è semplicemente una questione estetica, un deterioramento del paesaggio; è una minaccia esistenziale.
Il suolo, spesso dato per scontato, è ben più di una superficie calpestabile.

È un sistema complesso, un ecosistema vitale che integra funzioni imprescindibili per la sopravvivenza.
Funziona come una fabbrica naturale, producendo biomassa, fornendo materie prime essenziali, regolando il ciclo dell’acqua attraverso la capacità di assorbimento e filtraggio, agendo da riserva di biodiversità inestimabile e contribuendo significativamente alla stabilizzazione del clima globale come serbatoio di carbonio.
La sua capacità di trattenere l’acqua, ad esempio, è cruciale per prevenire frane, inondazioni e siccità, fenomeni sempre più frequenti e intensi a causa del cambiamento climatico.
La perdita di suolo agricolo è particolarmente critica.

Non si tratta solo di ridurre la superficie coltivabile, ma di compromettere la sicurezza alimentare nazionale e la resilienza del sistema agricolo.
L’aumento della domanda di infrastrutture logistiche, la crescente necessità di data center per supportare l’economia digitale e l’espansione, spesso acritica, di impianti fotovoltaici a terra, stanno accelerando questa perdita.

Quest’ultima tendenza, in particolare, merita un’attenzione specifica: l’installazione di pannelli solari su terreni agricoli, pur essendo un passo verso la transizione energetica, deve essere attentamente valutata per minimizzare l’impatto sulla produzione alimentare e sulla salute del suolo.
Bisogna incentivare soluzioni innovative come l’integrazione agrivoltaica, che coniuga la produzione di energia rinnovabile con la coltivazione agricola.
Superare questo trend richiede un cambio di paradigma.
Il suolo non deve essere concepito come una risorsa da sfruttare, bensì come un patrimonio comune da custodire e rigenerare.

È necessario un inventario puntuale e trasparente di tutte le aree degradate e abbandonate, per poterle riqualificare e destinare a usi produttivi o a funzioni ecologiche.
Si tratta di promuovere una pianificazione territoriale più attenta e lungimirante, che privileghi la riconversione di aree dismesse piuttosto che la cementificazione di nuove aree.

La legislazione attuale deve essere rafforzata con strumenti più efficaci per la protezione del suolo e sanzioni più severe per chi lo danneggia.
Infine, è essenziale sensibilizzare l’opinione pubblica sull’importanza del suolo, promuovendo pratiche agricole sostenibili e incoraggiando un consumo più responsabile.

Il futuro del nostro Paese, la sua prosperità e la sua stessa esistenza, dipendono dalla salute del suolo.

La sua perdita non è un costo ambientale da contabilizzare, ma un investimento cruciale per garantire un futuro sostenibile per tutti.

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