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domenica 15 Marzo 2026

Gusci di Mandorla: L’Elettronica Biodegradabile del Futuro

Dalla Frutta al Futuro: L’Elettronica Biodegradabile a Partire dai Gusci di MandorlaLa ricerca di materiali ecocompatibili e sostenibili nell’elettronica sta portando a scoperte rivoluzionarie, come dimostra il progetto coordinato dalla Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa.

Questo studio, pubblicato su *Advanced Functional Materials*, apre la strada a un nuovo paradigma: l’elettronica biodegradabile realizzata a partire da scarti agricoli, in questo caso, i gusci di mandorla.
L’approccio innovativo, guidato dal professore Francesco Greco, bioingegnere di spicco, trasforma un rifiuto in una risorsa preziosa.

I gusci di mandorla, altrimenti destinati allo smaltimento, diventano la materia prima per la produzione di un Laser Induced Graphene (LIG) altamente conduttivo.
Questa tecnica sfrutta l’energia laser per convertire materiali ricchi di carbonio in grafene, una forma di carbonio ad alta conducibilità e resistenza meccanica.

Il processo non solo riduce l’impatto ambientale dello smaltimento dei rifiuti agricoli, ma introduce anche un ciclo di vita “a fine vita” differente per i dispositivi elettronici.
La ricerca, finanziata dal Ministero dell’Università e della Ricerca, è il risultato di una complessa collaborazione interdisciplinare.
Il contributo fondamentale dell’azienda Damiano Organics, leader nel settore delle mandorle biologiche, ha garantito l’accesso a una fornitura costante di materia prima di alta qualità.
Altre istituzioni chiave coinvolte includono l’Istituto di Biorobotica, il Dipartimento di Produzioni Vegetali, l’Università di Graz (Austria) e l’Istituto Italiano di Tecnologia, che hanno fornito competenze specifiche per analisi sperimentali avanzate.
L’ingegnoso processo inizia con un’analisi dettagliata della composizione chimica dei gusci di mandorla.
I ricercatori hanno individuato un’alta concentrazione di lignina, un polimero organico naturale che si rivela un precursore ideale per la sintesi del grafene.

Successivamente, la combinazione tra la polvere di gusci di mandorla e il chitosano – un biopolimero estratto dai gusci di crostacei – permette di creare film flessibili.
Questi film, ottimizzati per l’elettronica, fungono da substrato perfetto per la produzione del LIG.
La loro biodegradabilità, completatasi in soli 90 giorni nel suolo, offre una soluzione concreta al problema dei rifiuti elettronici, spesso costituiti da materiali difficilmente riciclabili.

Il composito bioderivato, rispetto al materiale grezzo, si è dimostrato particolarmente adatto per applicazioni di elettronica flessibile e biodegradabile.
Questa innovazione apre la strada a dispositivi elettronici a impatto zero, come sensori ambientali o medicali, progettati per degradarsi in modo naturale dopo l’uso, eliminando la persistenza di microplastiche nell’ambiente.
Il team di ricerca non si è fermato qui: sono attualmente in corso sperimentazioni con altri scarti della lavorazione delle mandorle, come le pellicine, e con gusci di altra frutta secca (nocciole, pistacchi).
L’evoluzione del progetto include l’esplorazione della stampa 3D di materiali analoghi, con l’obiettivo di produrre dispositivi personalizzati su scala industriale.
Yulia Steksova, prima autrice dello studio, sottolinea l’ambizione di sviluppare dispositivi per il monitoraggio ambientale, in grado di rilevare, ad esempio, l’umidità dell’aria e del suolo, la qualità dell’acqua e altri parametri cruciali, in un’ottica di economia circolare.
Il futuro dell’elettronica potrebbe essere scritto con la natura, trasformando gli scarti in opportunità per un mondo più sostenibile.

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