Il gelo pungente contrasta con il calore vibrante che anima le piazze italiane.
Oggi, una parte significativa del tessuto sociale e produttivo del Paese si assume un fardello imprescindibile: quello di contrastare l’impasse economica in cui la nazione è stata inghiottita da scelte politiche miopi e penalizzanti.
La recente legge di Bilancio, sintomo di un approccio ristretto e orientato esclusivamente all’austerità, sacrifica in modo inaccettabile i pilastri del welfare state a favore di un’eccessiva e improduttiva spinta al riarmo.
Questa critica è stata espressa con forza da Giovanni Mininni, Segretario Generale della Flai Cgil, a margine della manifestazione che ha visto una partecipazione massiccia a Perugia, in occasione dello sciopero generale indetto dalla Cgil per denunciare una manovra finanziaria percepita come profondamente iniqua e lesiva dei diritti dei lavoratori.
Lo sciopero, animato da una partecipazione sentita, ha visto un’affluenza particolarmente rilevante nel settore agroalimentare, un comparto cruciale per l’economia nazionale e per la salvaguardia del patrimonio culturale e delle tradizioni italiane.
I dati preliminari, seppur non esaustivi, offrono un quadro eloquente della mobilitazione: l’adesione è stata totale in stabilimenti strategici come Conserve Italia Ravenna, Hills nutrition di Mantova e Martelli spa, con percentuali di adesione superiori al 90% in aziende di eccellenza come Acqua Panna di Firenze e Sammontana di Empoli.
Anche nel Mezzogiorno, ad esempio alla Heineken di Taranto e alla Ortosveva ortofrutta di Andria, la protesta ha trovato ampio riscontro, evidenziando una diffusa preoccupazione per il futuro del lavoro e per la sostenibilità del sistema di protezione sociale.
Questi numeri, al di là della loro precisione quantitativa, testimoniano un disagio profondo, un rifiuto corale di un modello di sviluppo basato sulla precarietà, sulle disuguaglianze e sulla compressione dei diritti.
I lavoratori e le lavoratrici del settore agroalimentare e della pesca, custodi di saperi antichi e di un’identità nazionale, rivendicano un approccio alternativo, fondato sulla giustizia sociale, sulla pace e su un welfare state robusto e inclusivo.
Non si tratta di un semplice rifiuto del “carovita”, ma di una presa di posizione netta a favore di politiche economiche che promuovano la crescita sostenibile, la redistribuzione della ricchezza e la tutela dei beni comuni.
La manifestazione rappresenta un appello urgente al governo e alle istituzioni, un invito a riconsiderare le priorità e a costruire un futuro più equo e prospero per tutti.



