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sabato 21 Febbraio 2026

Pesca Mediterranea: Sforzi di Pesca a Rischio, Protesta in Atto

Il futuro della pesca mediterranea è al centro di un acceso confronto tra il settore primario, la ricerca scientifica e le istituzioni europee.

Una proposta della Commissione Europea, attualmente in fase di negoziazione, rischia di imporre drastiche riduzioni dello sforzo di pesca, innescando una reazione unita e determinata da parte degli operatori, delle organizzazioni di categoria e del governo italiano.
L’incontro, promosso da Agci Pesca e Acquacoltura, Confcooperative Fedagripesca, Legacoop Agroalimentare (Alleanza Cooperative Pesca e Acquacoltura) presso il Palazzo della Cooperazione a Roma, ha rappresentato una piattaforma cruciale per coordinare le strategie di difesa di un comparto economico e sociale di vitale importanza per numerose comunità costiere.
La proposta della Commissione, che prevede tagli significativi allo sforzo di pesca a strascico (64%), all’utilizzo di palangari (25%), restrizioni alle catture di specie specifiche come gamberi e pesci pelagici, e ulteriori limitazioni in aree strategiche come lo Stretto di Sicilia e l’Ionio, è percepita come eccessiva e priva di una giustificazione scientifica solida.
La presenza del Sottosegretario al Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali, Patrizio La Pietra, ha sottolineato l’impegno del governo italiano a tutelare gli interessi dei pescatori, evidenziando come i recenti dati scientifici indichino un quadro di miglioramento per molte specie ittiche, rendendo le restrizioni proposte non solo ingiustificate, ma potenzialmente dannose.

Il fulcro della contestazione risiede nella mancanza di un’adeguata compensazione socioeconomica per i pescatori, che si troverebbero a fronteggiare una riduzione drastica della loro capacità produttiva senza alternative sostenibili.
Gli operatori del settore hanno insistito sulla necessità di un approccio basato su dati scientifici reali e aggiornati, che riflettano con precisione lo stato di salute delle risorse ittiche nel Mediterraneo.

Un monitoraggio continuo delle misure già in atto, piuttosto che l’introduzione di restrizioni drastiche, consentirebbe di valutare l’efficacia delle politiche attuali e di apportare eventuali correzioni in modo mirato.

Oltre alla questione delle compensazioni economiche, è emersa la richiesta di una revisione dei criteri utilizzati per la misurazione dello sforzo di pesca, che spesso non tengono conto della complessità delle attività di pesca artigianale e della loro importanza per la tutela della biodiversità marina.
Il dibattito ha inoltre sollevato interrogativi sulla trasparenza e sulla partecipazione degli stakeholder italiani nel processo decisionale europeo.

La posizione univoca espressa dall’insieme delle rappresentanze del settore pesca sottolinea un monito chiaro alla Commissione Europea: le scelte politiche devono essere guidate da evidenze scientifiche solide, tenendo conto delle conseguenze socioeconomiche per le comunità costiere e garantendo un futuro sostenibile per la pesca nel Mediterraneo.
Si tratta di un appello alla responsabilità, volto a preservare un patrimonio economico e culturale che merita rispetto e tutela.

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