Il formaggio fuso, emblema di convivialità e calore, sta riconquistando il palcoscenico culinario italiano, superando la mera stagionalità invernale per affermarsi come soluzione gastronomica versatile e apprezzata durante le festività.
La fonduta e la raclette, piatti che celebrano l’eccellenza lattiero-casearia, si presentano come alternativa ideale per chi desidera un pasto appagante e condiviso, senza l’impegno di preparazioni elaborate.
La loro accessibilità economica, come dimostra l’esperienza francese dove una cena a base di raclette per quattro persone può costare meno di 35 euro, le rende particolarmente allettanti.
La fonduta, spesso realizzata con Gruyère svizzero DOP o Fontina della Valle d’Aosta, non è solo un piatto, ma un rito.
La sua preparazione tradizionale, testimoniata dal Campionato mondiale di fonduta, prevede l’immersione del pane, infilzato con forchette speciali, nel formaggio fuso, formando un “otto”.
Chi, involontariamente, interrompe questa figura, si sottopone alla tradizionale penitenza: offrire da bere.
Questa riscoperta del formaggio fuso trascende i confini alpini.
In Italia, l’offerta si amplia con la nascita di ristoranti a tema e aree dedicate agli appassionati.
L’apertura di “Fondoo” a Torino, seguita dall’espansione a Bardonecchia, porta le tradizioni culinarie elvetiche a un pubblico più ampio, in particolare tra gli amanti dello sport invernale piemontese.
Similmente, a Roma, il “Cocta Risto Social Club” a Pietralata offre un ambiente sociale dedicato alla fonduta e alla raclette, grazie a un finanziamento regionale e europeo volto a supportare l’imprenditoria giovanile.
Questo trend non è casuale.
Si inserisce in un contesto più ampio di valorizzazione del patrimonio gastronomico italiano, come sottolineato dal progetto “Think Milk Taste Europe, Be Smart”, promosso dal settore lattiero-caseario di Alleanza delle Cooperative Italiane.
Le festività rappresentano un’opportunità per riscoprire i sapori autentici del territorio e per recuperare una memoria collettiva legata alla tradizione culinaria.
L’osservatorio GS1 Italy 2025 evidenzia, inoltre, un cambiamento significativo nelle preferenze dei consumatori: la sostenibilità, intesa come rispetto del benessere animale e dei lavoratori, incide sulle decisioni di acquisto di quasi metà degli italiani (44%).
Questo dato rafforza l’immagine di prodotti come la Raclette Suisse, percepita come un esempio di qualità casearia elvetica, ottenuta con metodi tradizionali, priva di additivi e conforme a rigorosi standard igienico-sanitari, inclusa la stagionatura naturale senza pellicole sintetiche, che ne preserva il sapore e la genuinità.
In definitiva, il formaggio fuso non è solo un piatto gustoso, ma anche un simbolo di un’alimentazione responsabile e legata al territorio.



