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sabato 21 Febbraio 2026

Riso italiano a rischio: l’accordo UE-Mercosur sotto accusa

L’imminente ratifica dell’accordo commerciale tra Unione Europea e Mercosur solleva preoccupazioni profonde nel settore risicolo italiano, con ripercussioni potenzialmente devastanti per la filiera produttiva nazionale.

L’elemento critico risiede nell’asimmetria del trattamento commerciale: l’eliminazione dei dazi sull’importazione di riso proveniente dai paesi del Mercosur, in assenza di una corrispondente liberalizzazione per il prodotto europeo, configura una vulnerabilità strutturale per il “made in Italy”.

L’Ente Risi, voce autorevole del settore, ha espresso con forza queste criticità, evidenziando come il potenziale produttivo complessivo del Mercosur (circa 15 milioni di tonnellate annue) superi di ben sei volte quello dell’Unione Europea (2,5 milioni di tonnellate).
Questa disparità, per sé sola, crea un contesto di competizione estremamente sbilanciato.
L’Uruguay si configura come il principale focolaio di conflitto.
Il paese, con una produzione di circa 1,5 milioni di tonnellate – un dato quasi speculare a quello italiano – destina la stragrande maggioranza del proprio raccolto (il 95%) all’esportazione.
Un modello economico basato sull’esportazione, amplificato dall’azzeramento dei dazi, minaccia direttamente l’esistenza di molte aziende risicole italiane.

Simili dinamiche si osservano in Paraguay, mentre il Brasile, pur essendo il principale produttore regionale, indirizza la maggior parte della sua produzione verso il mercato interno, mitigando, almeno temporaneamente, l’impatto diretto sull’Europa.

L’Argentina, in una posizione intermedia, esporta circa il 40% della sua produzione.

La presidente dell’Ente Nazionale Risi, Natalia Bobba, denuncia una preoccupante mancanza di tutela per i risicoltori italiani, sottolineando come la Commissione Europea sembri trascurare il profondo malcontento diffuso nel settore.

La critica principale verte sull’assenza di reciprocità e sull’immissione sul mercato europeo di prodotti provenienti da paesi che operano con standard ambientali, produttivi ed economici inferiori a quelli europei.
La ratifica dell’accordo rischia di erodere la competitività del riso italiano, già gravato da costi di produzione tra i più alti a livello globale.

Questi costi elevati sono il risultato diretto di una legislazione stringente e di un modello lavorativo improntato alla qualità, elementi che garantiscono elevati standard di sicurezza alimentare ma che allo stesso tempo rendono le aziende italiane meno competitive sul mercato internazionale.

L’Ente Risi si impegna a vigilare e a promuovere, in ogni forum istituzionale, l’introduzione di clausole di salvaguardia efficaci e sistemi di controllo rigorosi per i prodotti importati.

La necessità impellente è quella di garantire una competizione leale, fondata su regole eque e trasparenti che tutelino la sostenibilità ambientale, sociale ed economica del settore risicolo europeo.

La sfida cruciale, quindi, non è solo quella di proteggere la produzione, ma anche di preservare i valori e le competenze che rendono il riso italiano un prodotto di eccellenza riconosciuto a livello mondiale.

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