La sopravvivenza del settore pesca italiana e l’efficacia delle sue politiche di gestione delle risorse ittiche si trovano a un bivio critico, minacciati da una potenziale riduzione drastica dei finanziamenti europei.
Il Quadro Finanziario Pluriennale (QFP) post-2028 rischia di amputare il comparto pesca e acquacoltura di oltre il 60% delle risorse attualmente disponibili, comprimendo il flusso di fondi da 6,1 miliardi di euro a poco più di 2 miliardi.
Un’emorragia finanziaria che Confcooperative Fedagripesca mette in guardia, evidenziando le conseguenze devastanti per un settore già sottoposto a crescenti pressioni.
Questa contrazione delle risorse finanziarie si configura come un ostacolo insormontabile in un contesto che esige un impegno crescente verso la transizione ecologica e la garanzia della sicurezza alimentare.
Paolo Tiozzo, vicepresidente di Confcooperative Fedagripesca, sottolinea l’assurdità di chiedere alle imprese di abbracciare la sostenibilità ambientale e l’innovazione tecnologica privandole al contempo degli strumenti necessari per farlo.
Il fermo pesca, uno strumento fondamentale per la tutela delle specie e il supporto al reddito dei pescatori, è uno dei primi a essere colpito.
Questo programma, strutturato in quattro macroaree costiere (Adriatico, Tirreno, Ionio, Sardegna) con periodi di stop della pesca stabiliti a livello ministeriale e regionale, prevede un’indennità giornaliera per i pescatori, coprendo circa 850.000 giorni di fermo obbligatori e facoltativi.
La sua efficacia nel garantire la riproduzione degli stock ittici e mitigare la pressione sulla risorsa è ampiamente riconosciuta.
Ma la minaccia non si limita al fermo pesca.
Gli investimenti strategici in innovazione, cruciali per l’evoluzione del settore verso pratiche più sostenibili e digitalizzate, sono anch’essi a rischio.
Negli ultimi anni, le cooperative di pesca hanno dimostrato una notevole capacità di ammodernamento, implementando interventi volti a migliorare l’efficienza energetica, la sicurezza a bordo, la selettività degli attrezzi da pesca e la digitalizzazione dei processi.
Questi progressi, resi possibili anche grazie all’utilizzo di risorse europee, hanno contribuito a migliorare la competitività e la sostenibilità del settore.
L’importanza delle Organizzazioni di Produttori (OP) non può essere sottovalutata.
Queste strutture, che gestiscono oltre il 60% del pescato cooperativo nazionale, svolgono un ruolo cruciale nella programmazione dell’offerta, nella tracciabilità dei prodotti e nella stabilizzazione dei prezzi, contribuendo a garantire un mercato più equo e trasparente.
Il 2026 si presenta come un anno cruciale per trovare un equilibrio tra la tutela dell’ambiente marino e il mantenimento della vitalità economica e sociale del settore.
Tiozzo esorta l’Europa a riconoscere la pesca come un pilastro fondamentale dell’economia costiera e ad applicare meccanismi di flessibilità e strumenti straordinari, analoghi a quelli previsti per il settore agricolo, per garantire la sua resilienza e la sua capacità di adattamento alle nuove sfide.
La sopravvivenza di un patrimonio culturale e produttivo millenario dipende da questa decisione.



