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sabato 21 Febbraio 2026

Pesca professionale, nuove regole e ricorso UE: la svolta tecnologica del 2026

A partire dal 10 gennaio 2026, un nuovo paradigma nel controllo e nella trasparenza della pesca professionale entra in vigore in Italia, delineando un percorso tecnologico a due velocità e sollevando questioni di portata europea.
La recente confusione generata da interpretazioni errate delle normative comunitarie, prontamente chiarite da Confcooperative Fedagripesca, ha focalizzato l’attenzione sull’obbligo immediato di implementazione del Vessel Monitoring System (VMS) per le imbarcazioni da pesca con lunghezza complessiva (fuori tutto) di almeno 12 metri.
Questo sistema di tracciamento satellitare, affiancato dall’introduzione obbligatoria del registro di bordo elettronico (e-logbook), rappresenta una pietra miliare nella digitalizzazione del settore, eliminando le precedenti deroghe che concedevano esenzioni per le unità comprese tra i 12 e i 15 metri.

Tuttavia, la questione relativa all’installazione di sistemi di videosorveglianza a bordo si presenta su un piano differente, segnata da un ricorso presentato dall’Italia alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea.
Il Regolamento comunitario, nel prevedere l’adozione di sistemi di monitoraggio elettronico remoto, aveva fissato una scadenza per l’installazione al 2028, riservando questa misura esclusivamente alle imbarcazioni di dimensioni superiori a 18 metri, classificate come aventi un rischio elevato di non conformità agli obblighi di sbarco.

Il ricorso, formalizzato nel 2024, incide profondamente sulle implicazioni etiche e pratiche di un controllo così invasivo.
L’Italia, attraverso il suo ricorso, contesta la presunta intrusività perpetua delle telecamere, sollevando preoccupazioni relative alla protezione dei dati personali e alla violazione della privacy dei pescatori.

Parallelamente, si mette in discussione la sproporzione della misura, con riferimento al suo potenziale impatto negativo sulla competitività della flotta operante nel bacino del Mediterraneo, un elemento cruciale per l’economia locale e per la preservazione delle tradizioni secolari.

La decisione della Corte, attesa tra la metà e la fine del 2026, si preannuncia determinante per il futuro di questa componente del quadro normativo europeo.

Confcooperative, in qualità di sostenitore attivo del ricorso, monitora da vicino l’evoluzione del procedimento legale, consapevole che un’eventuale sentenza favorevole potrebbe determinare una revisione radicale degli investimenti tecnologici necessari per le imbarcazioni italiane.

Al di là dell’esito del ricorso, l’introduzione del VMS rappresenta un cambiamento strutturale, volto a rafforzare la sostenibilità della pesca, a combattere la pesca illegale e a garantire una gestione più efficiente delle risorse marine, ponendo al contempo nuove sfide per i pescatori e per le istituzioni chiamate a mediare tra le esigenze della trasparenza e la tutela delle specificità locali.

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