L’Epifania, più che portare via i soldi, ne rivela le fratture di un Paese in transizione economica e sociale.
Le stime di Confcooperative, che prevedono una spesa complessiva di 2,4 miliardi di euro, una cifra in crescita rispetto al 2025, non raccontano un quadro omogeneo ma piuttosto un mosaico di comportamenti d’acquisto divergenti.
Dietro la superficie di una tradizione secolare, emerge una polarizzazione accentuata.
Se una consistente fetta di italiani (68%) manifesta la volontà di contenere le spese dopo le generose abbuffate natalizie, un’altra, più ridotta ma significativa (22%), al contrario, decide di incrementare il budget, orientandosi verso regali di qualità percepita.
Questa divisione riflette una realtà più ampia: un Paese diviso tra chi cerca di stringere la cinghia e chi, pur con difficoltà, desidera mantenere un certo standard di vita.
Il restante 10% rappresenta, in questo contesto, una stabilità relativa, un’inerzia che si attiene alle abitudini consolidate.
L’atto del donare, elemento centrale della celebrazione, si declina in forme differenti a seconda della geografia italiana.
Al Sud, i giocattoli mantengono la loro centralità, con una spiccata propensione per le nuove tecnologie e le interazioni digitali: robot didattici, tablet e videogiochi dominano le preferenze, segno di un’attenzione crescente verso l’istruzione ludica e la digitalizzazione anche per i più piccoli.
Al Centro, nonostante la persistenza delle tradizionali calze di dolciumi, si osserva un aumento significativo delle esperienze regalo, come laboratori creativi e visite culturali, indicando una ricerca di alternative più significative rispetto ai beni materiali.
Al Nord, l’abbigliamento si afferma come scelta predominante, sottolineando una sensibilità estetica e un’attenzione all’immagine che caratterizzano il consumatore del Nord.
L’Epifania si configura anche come un’occasione di mobilità, con circa 8 milioni di italiani che hanno scelto di viaggiare, prevalentemente all’interno del Paese.
I borghi storici, le località montane e termali, e le città d’arte si confermano mete privilegiate, stimolando l’economia locale e valorizzando il patrimonio culturale italiano.
Questo flusso turistico, sebbene interno, segnala un desiderio di evasione e di riscoperta del territorio.
Tuttavia, l’analisi di Confcooperative non può ignorare le ombre che si celano dietro questa apparente vivacità commerciale.
Le festività, per milioni di italiani, continuano ad essere un periodo di stress finanziario, esacerbando le condizioni di povertà assoluta e relativa che affliggono il Paese.
Circa 10 milioni di persone si trovano in questa situazione, rendendo l’Epifania un momento di particolare disagio e vulnerabilità.
Parallelamente, il ceto medio, tradizionale motore della spesa, esprime crescenti preoccupazioni riguardo alla tenuta del proprio potere d’acquisto, eroso dall’inflazione e da una stagnazione salariale che ne mina la capacità di sostenere il proprio tenore di vita e di offrire opportunità ai propri figli.
L’Epifania, dunque, si rivela un indicatore non solo di dinamiche commerciali, ma anche di profonde disuguaglianze sociali e di una crescente fragilità economica che investe il Paese.



