Il declino di Latte Maremma, iconica realtà agroalimentare grossetana, segna la conclusione di un capitolo di oltre sei decenni di storia e tradizione.
L’azienda, con un patrimonio di conoscenze e un legame profondo con il territorio maremmano, si trova ora a dover affrontare una procedura di cessione, gravata da un debito stimato di circa 20 milioni di euro e con un’ampia platea di creditori, superando i trecento.
La situazione attuale è il risultato di una complessa serie di fattori, interni ed esterni, che hanno progressivamente eroso la solidità economica dell’azienda.
Negli ultimi due anni, la gestione dell’impianto di trasformazione di Grosseto è stata affidata al gruppo Granarolo, attraverso la sua controllata ‘Maremma 1961 Srl’, in un accordo di affitto di ramo d’azienda.
Parallelamente, il marchio originario, simbolo di un’identità produttiva radicata nel territorio, è rimasto sotto la gestione del consorzio composto da 45 produttori locali, mantenendo un legame, seppur fragile, con il passato.
Tentativi di risanamento, basati su una composizione negoziata con i creditori, si sono rivelati impraticabili, a causa della vastità e della complessità delle posizioni debitorie.
Questa difficoltà ha portato ‘Maremma 1961 Srl’ a optare per una procedura di concordato semplificato, che prevede la vendita unitaria dell’intero complesso aziendale.
La scelta, pur dolorosa, appare come l’unica via percorribile per liquidare i debiti e minimizzare le perdite per i creditori.
L’evento solleva interrogativi cruciali sul futuro dell’agroalimentare italiano, in particolare della filiera lattiero-casearia.
La vicenda di Latte Maremma evidenzia la vulnerabilità delle aziende storiche, spesso gravate da costi fissi elevati, pressioni competitive sempre più intense e difficoltà nell’adattamento a modelli di business in continua evoluzione.
Il caso sottolinea la necessità di ripensare politiche di sostegno alle imprese agroalimentari, favorendo l’innovazione, la sostenibilità e la valorizzazione delle specificità territoriali, preservando al contempo il patrimonio di conoscenze e le tradizioni che contraddistinguono il Made in Italy.
La vendita dell’azienda, quindi, non rappresenta solo una perdita economica, ma anche una potenziale perdita di identità e di legame con un territorio ricco di storia e di eccellenze.
La speranza è che il nuovo proprietario sia in grado di recuperare il valore di un marchio storico e di rilanciare l’attività, onorando la memoria di Latte Maremma e contribuendo allo sviluppo del tessuto economico locale.



