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sabato 21 Febbraio 2026

Città del Vino chiede revisione decreto Transizione 5.0

L’Associazione Nazionale Città del Vino ha recentemente presentato al Senato, durante l’audizione della Commissione Ambiente, Transizione Ecologica, Energia e relative competenze, un documento articolato contenente otto proposte di modifica al decreto “Transizione 5.0”, relativo alla localizzazione degli impianti di produzione di energia rinnovabile.
L’iniziativa si pone come risposta a una normativa che, pur riconoscendo l’importanza di limitare l’impatto degli impianti sul territorio agricolo, necessita di un’ulteriore revisione per garantire un equilibrio sostenibile tra obiettivi energetici e tutela del paesaggio vitivinicolo italiano.
Il presidente dell’associazione, Angelo Radica, ha evidenziato come il chiarimento relativo al divieto di installazione di impianti in aree agricole rappresenti un avanzamento significativo rispetto alla normativa precedente.

Tuttavia, l’associazione esprime preoccupazioni riguardo alla definizione del limite regionale del 3% di superficie agricola utilizzabile per la produzione di energia, ritenendola potenzialmente eccessiva e suscettibile di compromettere la produttività agricola e la qualità dei prodotti.

La mancanza di una disciplina transitoria, un elemento cruciale che aveva portato all’annullamento della legge precedente da parte del Tar del Lazio, costituisce un ulteriore motivo di allarme.

Un aspetto critico riguarda la definizione e l’applicazione dell’agrivoltaico.

Pur essendo formalmente definita, l’associazione teme che la sua vaghezza possa generare interpretazioni divergenti, aprendo la strada a soluzioni che non rispettano pienamente i principi di integrazione tra agricoltura e produzione di energia.
Analogamente, si sottolinea una carenza di indicazioni precise in merito all’eolico, un’ulteriore area che necessita di una regolamentazione più stringente.

L’associazione sollecita la Commissione a prendere in considerazione una serie di modifiche cruciali.
In primo luogo, si richiede un rafforzamento del ruolo dei Comuni nei processi decisionali, riconoscendo la loro competenza e conoscenza specifica del territorio.
Inoltre, si propone di correlare l’idoneità delle aree agricole situate in prossimità di infrastrutture industriali e autostrade a una valutazione approfondita del loro valore paesaggistico e culturale.

Si auspica una maggiore restrizione delle deroghe al divieto di installazione di impianti fotovoltaici a terra su aree agricole, al fine di preservare la vocazione agricola del territorio.

L’associazione chiede una revisione, in senso restrittivo, della soglia regionale del 3%, proponendo una riduzione o una modalità di applicazione meno impattante per il paesaggio e la produzione agricola.
Particolare enfasi è posta sulla necessità di tutelare l’integrità visiva e il valore universale eccezionale dei siti riconosciuti dall’UNESCO, patrimonio culturale dell’umanità.

Il documento mette in guardia dai rischi di compromissione paesaggistica e produttiva, con riferimento specifico alle zone vitivinicole di pregio del Friuli Venezia Giulia, tra cui i Colli Orientali, il Collio e il Carso, aree di eccellenza che rischiano di perdere la loro identità e competitività.
La richiesta, in definitiva, è quella di un approccio più equilibrato, che sappia coniugare le esigenze di transizione energetica con la salvaguardia del patrimonio agricolo e paesaggistico italiano, riconoscendo il ruolo strategico delle aree vitivinicole nella costruzione di un futuro sostenibile.

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