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sabato 21 Febbraio 2026

Pesca italiana: tempesta Harry, danni da 40 milioni e crisi climatica

Il settore della pesca professionale italiano si trova ad affrontare una nuova, dolorosa ferita, inferta dalla tempesta Harry, con una stima preliminare dei danni che potrebbe raggiungere i 40 milioni di euro.
Questa cifra, diffusa da Confcooperative Fedagripesca, non rappresenta solo un conto da saldare, ma l’incarnazione di una crisi sistemica che attanaglia da anni il comparto.
Le regioni più colpite – Sicilia, Calabria e le isole minori – hanno subito un arresto quasi totale delle attività.
La forza distruttiva del vento e delle onde ha compromesso infrastrutture vitali: imbarcazioni sommerse o rese inutilizzabili, banchine invase da detriti e alghe marine (posidonia), moli superati, strutture portuali gravemente danneggiate.
Ma il danno più insidioso risiede nel blocco della pesca costiera e d’altura, con conseguenze immediate sulla filiera alimentare e sull’economia locale.
La situazione è particolarmente critica per gli operatori della piccola pesca che, tradizionalmente, ormeggiano le imbarcazioni direttamente sulla spiaggia.
Le mareggiate hanno eroso il litorale, creando dislivelli significativi che rendono l’accesso al mare impraticabile e rischiano di immobilizzare queste imbarcazioni per mesi, con effetti devastanti sulla loro capacità di generare reddito e di contribuire all’approvvigionamento del mercato.
Confcooperative Fedagripesca sottolinea come questi eventi estremi non siano più eccezioni, ma la manifestazione tangibile di un trend inarrestabile: il cambiamento climatico.

Negli ultimi dieci anni, il settore ha accumulato perdite superiori a 2 miliardi di euro, con impatti localizzati che arrivano a erodere fino al 30% dell’attività annuale.

Questo dato agghiacciante rivela una vulnerabilità intrinseca, un sistema che fatica a resistere alla pressione esercitata da un clima sempre più instabile.

Oltre alle perdite dirette, la tempesta Harry rischia di generare instabilità sui mercati ittici, con una riduzione dell’offerta di prodotto fresco e, di conseguenza, una potenziale impennata dei prezzi.

Questo scenario potrebbe colpire duramente i consumatori e compromettere ulteriormente la competitività del settore.
La risposta a questa emergenza non può limitarsi a interventi di soccorso.

È urgente un piano strutturale che miri a rendere il comparto più resiliente.
Paolo Tiozzo, vicepresidente di Confcooperative Fedagripesca, evidenzia la necessità impellente di investimenti per la messa in sicurezza dei porti, spesso afflitti da criticità croniche e lacune infrastrutturali.

Il rifinanziamento del fondo di solidarietà per il settore, attualmente esangue, è un passo fondamentale per offrire un sostegno concreto agli operatori colpiti e per prepararsi ad affrontare le sfide future.

Si tratta di un investimento non solo per la ripresa economica, ma anche per la salvaguardia di un patrimonio culturale e gastronomico che rappresenta un pilastro dell’identità italiana.

La sostenibilità del settore ittico non è più un optional, ma un imperativo strategico per il futuro del Paese.

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