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sabato 21 Febbraio 2026

Capodanno: il cenone costa, ma resta un rito italiano.

Il rito del cenone di Capodanno, un vero e proprio “cenathlon” gastronomico, si appresta a tingere di festa le tavole italiane, in un crescendo di tradizione e consumi.

Secondo le stime del Centro Studi di Confcooperative, la spesa complessiva per le celebrazioni del passaggio dal 2025 al 2026 si attesta sui 2,5 miliardi di euro, con un incremento significativo rispetto all’anno precedente, un segnale che, lungi dall’indicare un’imprudente indulgenza, riflette una realtà economica più complessa.

Questo aumento, sebbene apparente segno di ottimismo, è in realtà il risultato di dinamiche convergenti: l’erosione del potere d’acquisto dovuta all’inflazione persistente, l’aumento delle retribuzioni – con una crescita delle tredicesime che si sposta sui 52,5 miliardi di euro – e un mercato del lavoro più dinamico, che porta a un incremento dei redditi disponibili per le famiglie.
La crescita della spesa, quindi, non è un’espressione di generosità, ma piuttosto una risposta obbligata all’incremento dei costi e una redistribuzione di risorse in un contesto economico incerto.
Le consuetudini restano salde nel tempo: la maggior parte degli italiani (il 40%) preferisce accogliere il nuovo anno in un ambiente familiare, tra le mura domestiche, condividendo il rito con parenti e amici.
Una quota significativa (30%) opta per una fuga dalla routine, scegliendo mete turistiche come le montagne, le terme o le città d’arte, mentre il restante 30% delega l’organizzazione del cenone a ristoranti e strutture alberghiere, affidandosi a professionisti per creare un’esperienza culinaria completa.
Il panorama delle bevande conferma la supremazia delle eccellenze italiane: spumante e Prosecco continuano a dominare incontrastati, con un effervescenza che vedrà scattare ben 60 milioni di tappi, soppiantando lo storico rivale champagne francese.
Questa preferenza non è solo una questione di gusto, ma anche un atto di orgoglio e sostegno all’economia nazionale.

Infine, immancabile il simbolismo del capodanno: le lenticchie, presagio di abbondanza e prosperità, sono protagoniste assolute, con una forte richiesta per le varietà di Castelluccio di Norcia, un prodotto che incarna la resilienza e la capacità di rinascita dei piccoli borghi dell’entroterra italiano, colpiti da eventi sismici, ma capaci di preservare le proprie tradizioni e il proprio patrimonio agroalimentare.

Un gesto, questo, che va oltre il semplice atto di mangiare, diventando un modo per sostenere un territorio e una comunità che rappresentano un tassello fondamentale dell’identità nazionale.

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