Il sipario sul 2025 si abbassa su un anno complesso per il settore vitivinicolo, un caleidoscopio di opportunità e sfide che richiedono un’analisi lucida e una visione orientata al futuro.
A tracciare un quadro dettagliato di questo periodo è Riccardo Cotarella, presidente di Assoenologi, attraverso il suo consueto videomessaggio natalizio, un rito che raccoglie riflessioni e auspici per il nuovo anno.
Il bilancio non può prescindere dall’osservazione di un cambiamento significativo nel rapporto tra i consumatori e il vino.
Sebbene permangano dinamiche di mercato vorticose, indotte da fattori economici globali e dalle mutevoli preferenze del pubblico, emerge una tendenza incoraggiante: una crescente consapevolezza del valore intrinseco del vino, non inteso solo come mero prodotto di piacere, ma come espressione di un territorio, di una storia, di una sapienza artigianale secolare.
Questa consapevolezza si traduce in una maggiore attenzione alla qualità, all’origine, ai metodi di produzione, e a un consumo più responsabile e moderato.
Questo nuovo approccio non è un fenomeno isolato.
I recenti studi scientifici, pur con le loro sfumature, hanno contribuito a legittimare, in un contesto di stili di vita sempre più attenti alla salute e al benessere, un consumo controllato di vino come parte di una dieta equilibrata.
Questo elemento, lungi dall’essere un controsenso, rafforza la narrazione positiva che il settore vitivinicolo deve costruire e comunicare: un messaggio di equilibrio tra piacere, tradizione e salute, che celebra l’eccellenza del nostro lavoro e la ricchezza del nostro patrimonio culturale.
Tuttavia, il 2025 ha anche presentato ombre significative.
Le incertezze geopolitiche, l’aumento dei costi energetici e delle materie prime, le difficoltà di approvvigionamento e le conseguenze del cambiamento climatico hanno imposto una gestione più accurata delle risorse e una profonda riflessione sulla sostenibilità economica e ambientale delle nostre aziende.
La resilienza del settore si è misurata nella capacità di adattamento a queste avversità, nell’innovazione tecnologica e nella ricerca di nuovi mercati.
Guardando al futuro, è imperativo che il settore vitivinicolo italiano sappia intercettare e amplificare questa evoluzione culturale, investendo nella formazione del personale, nella promozione di pratiche agricole sostenibili e nella valorizzazione delle denominazioni d’origine.
È necessario promuovere la trasparenza e la tracciabilità dei prodotti, comunicando in modo chiaro e accessibile i benefici del vino, non solo in termini di piacere, ma anche di patrimonio culturale e contributo alla salute, sempre nel rispetto delle linee guida scientifiche.
Il 2026 si presenta come un anno cruciale, che richiederà coraggio, visione e una rinnovata collaborazione tra tutti gli attori della filiera, per affrontare le sfide e cogliere le opportunità che si prospettano.



