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sabato 21 Febbraio 2026

Importazioni a rischio: l’Europa sotto attacco alimentare

L’afflusso di prodotti alimentari provenienti da Paesi extra-UE solleva crescenti preoccupazioni per la sicurezza alimentare europea e per la sostenibilità del modello agricolo continentale.

Un’analisi approfondita rivela un quadro allarmante: quasi il 97% di questi prodotti varca le frontiere comunitarie senza essere sottoposto a controlli adeguati, sfruttando vulnerabilità strutturali in porti strategici come quello di Rotterdam, un nodo cruciale per il commercio internazionale.

L’associazione agricola Coldiretti, voce autorevole nel settore, ha lanciato un campanello d’allarme, evidenziando come questo sistema di controlli frammentato e insufficiente permetta l’ingresso di prodotti che non rispettano gli elevati standard di sicurezza e qualità imposti all’agricoltura europea.

Il risultato è un divario preoccupante: solo il 3% delle importazioni agroalimentari estere è effettivamente sottoposto a test di salubrità.
Questa situazione mette a repentaglio non solo la salute dei consumatori, ma anche la competitività delle aziende agricole italiane, costrette a operare in un contesto normativo molto più stringente e a sostenere costi di produzione più elevati.
Il rischio è di creare una concorrenza sleale che penalizza la produzione locale, basata su principi di qualità, tracciabilità e sostenibilità.

Tra le criticità più rilevanti emerge l’accordo commerciale tra l’Unione Europea e i Paesi Mercosur (Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay).

Questo accordo, pur potenzialmente vantaggioso dal punto di vista commerciale, solleva interrogativi sull’impatto ambientale e sociale delle produzioni agroalimentari importate.

In particolare, si teme un aumento significativo delle importazioni di carne, riso, miele e zucchero prodotti con l’impiego di antibiotici e pesticidi vietati all’interno dell’Unione Europea, con potenziali conseguenze negative sulla salute umana e sull’ambiente.
I dati relativi ai primi otto mesi del 2023 confermano questa tendenza: le importazioni agroalimentari dai Paesi Mercosur hanno registrato un aumento del 18% rispetto all’anno precedente, raggiungendo i 2,3 miliardi di euro.
Parallelamente, le esportazioni italiane hanno subito un calo dell’8%, amplificando il disavanzo commerciale.

Il presidente di Coldiretti, Ettore Prandini, sottolinea con forza la necessità di un principio di reciprocità nei rapporti commerciali.

Senza questa reciprocità, l’agricoltura europea rischia di essere esposta a una concorrenza spietata, compromettendo la sua stessa sopravvivenza.
A questo si aggiungono le tensioni commerciali con gli Stati Uniti, che hanno già avuto un impatto negativo sulle esportazioni italiane.

L’applicazione di nuovi dazi su prodotti agroalimentari italiani ha causato crolli significativi in settori chiave come il vino, l’olio d’oliva, i derivati del pomodoro e la pasta.

L’associazione agricola esprime anche la preoccupazione che l’aumento dei prezzi dei prodotti alimentari italiani possa favorire la proliferazione di prodotti “italian sounding”, ovvero imitazioni di prodotti italiani realizzate all’estero, sfruttando la reputazione e l’immagine del Made in Italy.
Negli Stati Uniti, ad esempio, vengono prodotti oltre 2,7 miliardi di chili di “italian cheese” all’anno.

Il segretario generale di Coldiretti, Vincenzo Gesmundo, conclude ribadendo che Coldiretti non è contraria agli accordi commerciali, ma insiste sulla necessità di garantire la tutela dell’ambiente e dei diritti sociali.

Altrimenti, si rischia di esportare inquinamento e di indebolire il ruolo fondamentale svolto dagli agricoltori europei nella salvaguardia del territorio e nella garanzia di un’alimentazione sicura e sostenibile.

Il futuro dell’agricoltura europea dipende dalla capacità di bilanciare gli interessi commerciali con la tutela dei valori fondamentali che caratterizzano il modello agroalimentare continentale.

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